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parlare di me è una parola,IO,che uso per iniziare tutte le mie frasi,ch'è un modo per ribadire un atteggiamento costantemente distante,un relativismo etico e morale,ma anche fisico, io non sono simpatico,ma gli antipatici non sono come me.

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mercoledì 14 settembre 2011

Relativismo scevro

oggi in un colloquio informativo,dovendo parlare un po' di me, ho descritto molto criticamente la mia breve militanza politica nella Lega,i motivi per cui ho lasciato,la deriva dorotea,che già allora era innegabilmente manifesta,e mi sono reso conto,in quanto esponente della famosa deriva relativista,che il problema è indubbiamente nella "deriva" e non nel relativista.
Ad esempio,i valori del socialismo,sono innegabilmente valori positivi,ma se questi valori diventano dei totem essi stessi,ovvero,se si distaccano dalle istanze che li hanno generati in una deriva che li porterà ad essere l'unica terra per molte miglia di mare aperto,questi valori ne risulteranno alterati tanto da non poter più riconoscere nei suoi risultati la loro stessa genesi.

Il relativismo ci consente di mantenere le idee in prossimità del contesto che le ha generate,ma è vittima esso stesso di deriva che porta ad adottare criteri automatici di gestione delle idee,per cui se ogni posizione è relativa ,il riconoscimento delle ragioni dell'altro porta al disconoscimento delle mie,con tutte le possibili implicazioni del caso.
Perciò,è la deriva delle idee,che bisogna tenere sotto controllo,comunque e sempre determinare empiricamente la validità del ragionamento sotteso ad esse.
se il sonno della ragione genera mostri,l'automazione delle idee genera slogan
 e da questi più facilmente si può riconoscere un idea che seppur valida nel suo contesto di appartenenza,se ne distacca, per essere brandita come un ascia bipenne da una folla festante e gaudente totalmente priva di spirito critico,lanciata gioiosamente contro il sol dell'avvenire.